Saludo del Presidente de Georgia, Giorgi Margvelashvili, al Santo Padre

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Viaje apostólico de Su Santidad Francisco a Georgia y Azerbaiyán (30 de septiembre – 2 de octubre de 2016)

[texto en italiano]

Santità!
Gentili Signore e Signori,
cari ospiti,
Vi do il benvenuto!

Innanzitutto ringrazio Sua santità, Papa Francesco, vescovo di Roma, di essere venuto in Georgia.

Colgo l’occasione per ringraziare il Santissimo e Beatissimo Ilia II, katholikos-patriarca di tutta la Georgia. Proprio grazie al suo aiuto e sostegno è stato possibile realizzare questa visita importantissima per il nostro Paese. La Georgia per la seconda volta ospita il capo dello Stato Vaticano, segno di una relazione particolarmente cordiale tra i nostri Paesi. Sin dalla restaurazione dell’indipendenza politica, fino ad oggi abbiamo sempre sentito un forte sostegno da parte della Santa Sede. Ricordiamo questo sostegno sia in tempi di pace che nelle traversie, tra cui l’aggressione bellica russa nel 2008.

Vorrei ringraziarLa, Santità, per aver sostenuto l’integrità territoriale e la sovranità della Georgia!

L’anno prossimo celebreremo il 25° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra i nostri Paesi, ma le relazioni tra la Santa Sede e la Georgia sono plurisecolari. I primi inviati da Roma giunsero in Georgia già nel XII secolo e in seguito si stabilirono relazioni culturali e politiche tra i nostri Paesi. È simbolico il fatto che il primo libro georgiano a stampa fu pubblicato a Roma nel 1629 a cura dei missionari cattolici. Si tratta del Dizionario georgiano-italiano e italiano georgiano e del volume Alfabeto georgiano, dedicato dunque ad una scrittura che è tra le 14 fondamentali nel mondo. Nello stesso XVII secolo fu un missionario italiano, Francesco Maria Maggi, a stampare la prima grammatica scientifica della lingua georgiana.

Nella storia della Georgia occupa un posto particolare la missione diplomatica di Sulxan-Saba Orbeliani in Europa occidentale, missione che ebbe un influsso importante sulla vita politica e culturale della Georgia, missione che testimoniò chiaramente ancora una volta l’aspirazione del nostro Paese ad avere costanti relazioni con l’Europa.

La Georgia è uno degli Stati più antichi in assoluto, in cui a predicare il cristianesimo furono gli stessi Apostoli. Pertanto la Chiesa Apostolica di Georgia e noi Georgiani siamo fieri che molte testimonianze di santità custodite nel nostro patrimonio appartengano al periodo in cui il mondo cristiano era unito e indivisibile.

Il nostro Paese ha molte volte dato il proprio contributo di sacrificio per gli ideali comuni. Santità, Lei si trova a Tbilisi, città dei numerosi martiri, nel Paese della regina martire Ketevan. Per i valori comuni, nel XII secolo, ai tempi del re di Georgia Davit IV Ricostruttore, l’esercito georgiano combatté probabilmente a Gerusalemme accanto ai crociati, mentre nella battaglia di Didgori, nel 1121, un gruppo di cavalieri crociati lottò al fianco ai Georgiani. Ancora oggi partecipiamo alle missioni internazionali di pace per garantire la sicurezza e il benessere in tutto il mondo.

La Georgia non solo è parte della civiltà europea, ma ne è anche uno degli artefici. È il Paese del Vello d’Oro che per secoli ha svolto la funzione di ponte tra varie civiltà. Oggi ci troviamo in una città che è simbolo del dialogo interculturale, della convivenza e della collaborazione tra diversi.

Sulla scorta di questa ricca cultura e dei valori umani universali, la Georgia restaurò la propria indipendenza politica 25 anni fa e iniziò la costruzione di uno Stato libero e impostato sul modello europeo. Ancora oggi continuiamo la nostra missione storica e coltiviamo i rapporti tra l’Occidente e l’Oriente. È nostro obiettivo ampliare lo spazio per la cooperazione internazionale, sostenere lo sviluppo delle relazioni tra gli esseri umani, il dialogo tra le culture e le civiltà.

Santità!

Oggi Lei si trova in un Paese, dato in sorte alla Madre di Dio, che è tuttora vittima di una aggressione militare da parte di un altro Stato: il 20% del nostro territorio è occupato e il 15% della popolazione è profugo. A questi uomini hanno soltanto tolto la casa, perché sono eticamente Georgiani!

A soli 40 chilometri da qui c’è il filo spinato che proibisce alla popolazione pacifica, ai vicini e i parenti di avere rapporti gli uni con gli altri!

A soli 40 chilometri da qui gli esseri umani assistono tutti i giorni a fatti di violenza, a rapimenti di persone, a omicidi e a offese che ledono profondamente la dignità!

Eppure, malgrado tutto, noi non cerchiamo lo scontro, cerchiamo solo la via che porterà il nostro Paese alla liberazione dall’occupazione straniera e alla pace!

Il ritorno dei profughi è il nostro compito primario e fondamentale. Le persone umane non devono soffrire a causa delle congiunture politiche e devono avere il diritto di tornare nelle proprie case.

Noi politici abbiamo una missione particolare davanti a Dio e al popolo. Siamo obbligati a creare le condizioni affinché gli esseri umani possano vivere e svilupparsi degnamente. Questa missione non potrà essere realizzata se vengono calpestati i diritti della popolazione civile e il Paese vicino continuerà ad occupare i nostri territori! Il nostro dovere non è quello di lottare gli uni contro gli altri, bensì di combattere i problemi che minacciano il benessere dei nostri cittadini, dei nostri compatrioti e della società in generale.

Fra due giorni la comunità internazionale celebrerà un anniversario importante: l’unificazione della Germania. Unificazione resa possibile grazie all’unità e al coinvolgimento della comunità internazionale. L’umanità ha potuto risolvere senza violenza un importantissimo problema politico e ristabilire la giustizia storica.

È un fatto che colpisce profondamente anche il mio Paese e credo che il coinvolgimento della comunità internazionale, l’unità, la ferma volontà politica di non riconoscere questo stato di cose e di non tollerare l’aggressione saranno garanti della liberazione delle zone occupate del nostro Paese e della pace nella nostra regione.

La via scelta dalla Georgia è la via della pace, della cooperazione e della pazienza; è la via che ci condurrà senz’altro alla riunificazione del Paese.

Santità, la Sua visita in Georgia è un altro richiamo alla pace. Sono fiducioso che questa visita rafforzi non solo la collaborazione tra la Santa Sede la Georgia, ma sia anche un forte messaggio per garantire la sicurezza e il benessere nella regione.

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