Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Divina Liturgia a conclusione del III Centenario della CAM

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17 de septiembre de 2018.- Il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, domenica 16 settembre 2018 si è recato a Venezia, presso l’Isola di San Lazzaro degli Armeni, recando la Lettera del Santo Padre Francesco indirizzata a S.E. Mons. Boghos Levon Zékiyan, Delegato Pontificio per la Congregazione Armena Mechitarista, in occasione del Terzo Centenario della Fondazione. Il Cardinale Sandri, accolto dal Presule e dalla Comunità monastica, ha assistito alla Divina Liturgia, al termine della quale è stata data lettura del Messaggio Pontificio.

Omelia del Cardinale Leonardo Sandri

Eccellenza Reverendissima,
Reverendissimi Padri,
Sorelle e fratelli nel Signore!

1. Nel giorno del Signore Risorto, la domenica, ci ritroviamo insieme per celebrare la Divina Liturgia, partecipando al ringraziamento di Cristo al Padre per la possibilità di offrire la sua vita in riscatto per il mondo: è il senso del “rese grazie” prima di spezzare il pane, creando un ponte di continuità tra il gesto rituale inserito nella cena pasquale ebraica e il compimento che di essa Egli si apprestava a fare nel sacrificio della croce. Rendo grazie perché non tengo la mia vita per me, ma la riconosco come donata dal Padre, e a Lui la restituisco mentre abbraccio l’umanità intera allargando le mie braccia sul legno che ci ha dato nuovamente la vita, la vita vera.

2. Il rendimento di grazie si fa più intenso oggi, prolungando idealmente la conclusione delle celebrazioni del Terzo Centenario di codesta Venerabile Congregazione Monastica, che riceve il suo sigillo e la sua parola di revisione, incoraggiamento e rilancio da parte del Santo Padre Francesco, che ha voluto indirizzarvi una Lettera di cui sarà data lettura prima delle Solenne Benedizione finale: preghiamo dunque per Lui, per il suo ministero, perché il Signore attraverso di Lui renda certa la navigazione della Chiesa universale nelle acque tumultuose di questo tempo. Cristo stesso non ci abbandona in nessuna tempesta, è sulla nave con tutti noi.

3. Accogliamo la presenza dei pellegrini che hanno voluto essere qui con noi quest’oggi, rinnovando una bella tradizione che inserisce l’Isola di San Lazzaro e la Comunità monastica che qui abita da secoli nel contesto della Chiesa di Venezia: tutti insieme guardiamo alla Croce di Cristo, nella festa dell’Esaltazione che cade oggi nel calendario armeno, sostenuti dall’intercessione di Colei che proprio sotto la Croce ci è stata affidata come Madre, Maria Santissima, che Mechitar invocava e cantava, ritenendola vera Maestra e compagna nel pellegrinaggio terreno per i suoi monaci.

4. Il monaco in particolare esalta la Croce di Cristo, perché si sente come il tralcio che non può portare frutto se non rimane innestato nella vite: ogni opera, per quanto meritoria, rimane esaltazione di se stessi e delle proprie capacità se non è pensata e vissuta come un modo di far portare frutto la nostra esistenza a partire dal dono della vita di Cristo, di cui dobbiamo continuare a nutrirci dentro l’esperienza viva e concreta della Chiesa che per voi è rappresentata anzitutto dalla comunità religiosa di appartenenza, qui a Venezia come nelle vostre case sparse nel mondo intero. San Paolo ci ha ripetuto nella lettera ai Galati che il nostro vanto è soltanto nella Croce di Cristo, che essa ci rende nuove creature. Siamo chiamati a portarne i segni, quelli della rinuncia a noi stessi per poter fiorire e portare frutto in Dio.

5. Mechitar, attraverso la riscoperta della vita monastica, è diventato padre restituendo lo sguardo e la consapevolezza sull’immenso tesoro della letteratura armena, quasi continuando in un modo e un tempo nuovo quanto era stato fatto con il dono dell’alfabeto da San Mesrob Mastoc e la prima Bibbia tradotta nella lingua del popolo armeno: siatene autentici eredi. Per poterlo essere, ricordate che è come se ciascuno di voi fosse diventato custode di una lettera dell’alfabeto: da sola non serve a nulla, ma soltanto nella comunione tra di voi le diverse lettera possono comporsi e realizzare testi poetici, lodi di Dio, studi teologici, commenti letterari. Solo nella comunione e nell’armonia c’è la possibilità di potersi esprimere, pena l’irrilevanza e l’incomunicabilità, anzitutto tra noi prima che di fronte al mondo, che tanto attende dalla vostra testimonianza.

6. Sappiate che il Santo Padre, e la Congregazione per le Chiese Orientali – oltre a numerose istituzioni armene nel mondo – contano su di voi e l’aiuto che desiderano offrirvi in questo tempo della storia è esattamente quello di riscoprire la bellezza e la necessità della comunione e dell’armonia, per poter vivere in pienezza la missione che Mechitar ha accolto per i suoi monaci lungo la storia.

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