Homilía del Prefecto de la Congregación para las Iglesias Orientales en la fiesta de san Ángel de Acri

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31 de octubre de 2018.- El cardenal Leonardo Sandri, Prefecto de la Congregación para las Iglesias Orientales, ha presidido la celebración de la Santa Misa en Acri (Cosenza, Italia), con motivo de la solemnidad de san Ángel de Acri, religioso capuchino canonizado por el Papa Francisco el 15 de octubre de 2017.

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Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Celebrazione Eucaristica nella solennità di Sant’Angelo d’Acri – Acri, Santuario di Sant’Angelo, martedì 30 ottobre 2018 A.D.

Eccellenza Reverendissima,
Reverendissimo Padre Provinciale,
Reverendissimo Padre Guardiano e Rettore del Santuario,
Reverendi Religiosi, Sacerdoti, Religiosi e Religiose,
Distinte Autorità,
Sorelle e fratelli,

Il Signore vi dia pace!

1. Il saluto dei figli di san Francesco raggiunge anche ciascuno di noi radunati qui questa sera, nella solennità di sant’Angelo, appassionato amante del Crocifisso ed instancabile predicatore per le strade di queste regioni.

Il nostro primo pensiero e preghiera vanno dunque al Santo Padre Francesco, che poco più di un anno fa ha presieduto la canonizzazione del santo frate cappuccino: all’intercessione di sant’Angelo affidiamo dunque i frutti del Sinodo dei Vescovi appena concluso, abbracciando così tutti i giovani del mondo, nella loro domanda di autenticità, nel loro desiderio di felicità, perché si lascino conquistare dall’unico nome in cui abbiamo la salvezza e il pieno compimento della nostra esistenza, Gesù Cristo.

2. Se posso fare una confessione, quando ho ricevuto l’invito ad essere tra voi questa sera, il pensiero è corso ad un’altra Acri, a quel luogo cioè dove i frati inviati da San Francesco approdarono in Terra Santa ottocentouno anni fa, e così, per quanto il collegamento sia solo generato dalla coincidenza del nome, possiamo spaziare anche noi nel cuore verso quella Terra calcata dai piedi del nostro Salvatore, il primo pellegrino e predicatore del Regno di Dio inaugurato dalla Sua presenza tra noi. Quel Gesù, la cui passione, morte e Resurrezione tanto hanno rapito il cuore di Sant’Angelo e hanno animato le sue parole durante l’instancabile predicazione di cui egli fu capace per ben trentotto anni. Spesso al termine delle missioni popolari egli amava costruire dei piccoli Calvari o innalzare delle Croci, perché all’interno dei paesi e delle comunità fosse ben piantato il segno dell’Amore di Dio e l’uomo sapesse di non essere solo, ma redento e rinnovato. Questa sua semplice intuizione ci fa comprendere qualcosa che può essere vero per noi anche quest’oggi: possiamo recarci come pellegrini in Terra Santa – ed è bello che almeno una volta nella vita possiamo farlo realmente – ma possiamo ogni giorno far diventare una pagina del Vangelo come la nostra casa, in cui abitare insieme con Gesù. Scopriremo allora quanto Egli sia attento al nostro lavoro, anche se non siamo pescatori, contadini o vignaioli come tanti suoi contemporanei, quanto Cristo illumini e sostenga i nostri affetti, dentro le famiglie da cui proveniamo o che abbiamo generato, sentiremo anche rivolta a noi la Sua voce che ci chiama ad essere suoi discepoli e testimoni, ciascuno secondo la propria vocazione.

3. Le letture che sono state proclamate ci aiutano a leggere l’esistenza di sant’Angelo a partire dalla Parola e dallo sguardo del Signore. Il libro del profeta Isaia, nello stesso brano che Gesù proclamerà nella sinagoga di Nazareth, ci fa contemplare la missione ricevuta dal Signore: è l’iniziativa di Dio grazie al dono del Suo Spirito che costituisce l’uomo suo annunciatore. Il contenuto di questo annuncio è riconoscibile nei segni che lo accompagnano: la libertà dei prigionieri, la vista ai ciechi, la gioia degli afflitti. Talora essi possono essere veri e propri miracoli, che i nostri sensi esteriori possono cogliere, e dobbiamo essere riconoscenti, ma molto più spesso sono indice di un cambiamento interiore, come pure è stata la predicazione di sant’Angelo. Quante volte la sua parola avrà liberato dalle catene dell’oppressione del peccato i suoi ascoltatori, consentendo di tornare a vedere la propria vita e quella dei fratelli non secondo le tenebre del cuore, ma secondo la luce di Dio, e quale gioia intima e profonda si sarà diffusa nel cuore dei fedeli che riabbracciavano la salvezza in Gesù! Il predicatore però, stiamo bene attenti, è un uomo, un credente, che per primo è stato raggiunto dalla parola del Signore, e si è messo in cammino: non è nato santo, non era già al traguardo all’inizio del suo percorso. Anche sant’Angelo infatti – ed è forse quello che ce lo rende così caro – è stato uno che si è messo in cerca del Signore, e ha scoperto quanto Lui era vicino al suo cammino, come a quello di ogni uomo: è quanto abbiamo ripetuto nel salmo “Il Signore è vicino a chi lo cerca!”. Sant’Angelo dunque ha sentito sua l’esperienza descritta dall’apostolo Paolo nella seconda lettura: “non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perchè anche io sono stato conquistato da Cristo Gesù… tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo”. Il santo patrono che oggi celebriamo in questa bella basilica ha attraversato la notte dei dubbi e dei ripensamenti, giungendo ad uscire dal convento per ben due volte prima della solenne professione, e anche all’inizio della sua predicazione ha assaggiato l’amarezza del fallimento. Ma la sublimità dell’amore del Signore ha vinto le sue resistenze, gli ha fatto comprendere che la sua missione non sarebbe stata fruttuosa perchè fondata sulla sua sapienza umana o sulla sua bravura e talento, ma soltanto sulla forza che emana dal Crocifisso. Se ci pensiamo bene, anche noi possiamo ammettere i nostri dubbi e paure, ma dobbiamo anche confessare che a volte essi diventano una scusa per restare dove siamo, per non farci cambiare troppo la vita dal Signore: rischiamo di pensare che è meglio una vita tranquilla ma mediocre, piuttosto che una più faticosa ma piena. Non possiamo essere qui a venerare sant’Angelo, a chiedere al Signore delle grazie tramite la sua intercessione, ma non seguire le sue orme: non possiamo permetterci di vivere la nostra fede che è cristiana nel nome, ma pagana nei fatti. Questo accade quando ci dimentichiamo di quanto ci ha detto Gesù nel Vangelo: “non vi chiamo più servi, ma amici”, quando seguiamo un Dio padrone anzichè il Padre rivelatoci da Gesù. Per Lui e solo per Lui vale la pena metterci in cammino, lasciandoci conquistare come sant’Angelo, senza temere anche il mistero della Croce e del dolore, se vissuti insieme a Cristo, sull’esempio di tanti nostri fratelli e sorelle, specie nel Medio Oriente, ma non voglio dimenticare per esempio Asia Bibi, prigioniera da anni in Pakistan per il nome di Gesù, che in carcere pur invocando la giustizia e la verità, ha già perdonato i suoi accusatori e coloro che la tengono prigioniera.

5. La Tutta Santa Madre di Dio, come amano invocare Maria i nostri fratelli Orientali qui ben rappresentati dal Vescovo dell’Eparchia di Lungro, mons. Donato Oliverio, intercede per noi insieme a Sant’Angelo, perchè possiamo incamminarci anche noi sulla strada della santità e diventiamo sin da ora coraggiosi e credibili testimoni dell’amore di Cristo Gesù. Amen

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