Omelia del Cardinale Leonardo Sandri nella Celebrazione Eucaristica per la conclusione del Giubileo nell’Ottavo centenario della Fondazione dell’Ordine Mercedario

(Santuario Basilica di Nostra Signora di Bonaria, Cagliari, Domenica 20 gennaio 2019) Su invito del Superiore locale dei Padri Mercedari, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, si è recato a Cagliari per presiedere la conclusione dell’Ottavo Centenario dell’Ordine Mercedario presso la Basilica Santuario di Nostra Signora di Bonaria, da quasi sette secoli affidata ai Religiosi, e tanto caro alla memoria degli abitanti di Buenos Aires, avendo preso la città quel nome proprio in ricordo e omaggio alla Vergine venerata in Sardegna.Giunto nel capoluogo sardo, il Cardinale nella serata di sabato 19 ha incontrato l’Arcivescovo S.E. mons. Arrigo Miglio, trattenendosi con un gruppo di fedeli in una testimonianza sulla realtà delle Chiese Cattoliche Orientali, con particolare riferimento alla situazione di Siria, Iraq e Ucraina, quest’ultima rappresentata a Cagliari da una comunità greco-cattolica che celebra regolarmente in una Chiesa messa a disposizione dall’Arcidiocesi.

Domenica 20, alle ore 10, Sua Eminenza ha invece presieduto la Solenne Concelebrazione, tenendo l’omelia (allegata); prima della Benedizione Finale la processione si è snodata lungo la navata centrale della Chiesa, fino all’altare della Mercede, ove il Porporato ha incensato il Crocifisso ed il Simulacro della Vergine, e ha recitato insieme ai fedeli la preghiera a conclusione del Giubileo. Il Cardinale ha voluto ricordare in particolare il Santo Padre Francesco, venuto egli pure pellegrino a Bonaria nel settembre dopo la Sua elezione, e ha affidato il Viaggio Apostolico a Panama per la Giornata Mondiale della Gioventù.

Omelia

Reverendissimo Padre Giovannino, Parroco e Superiore della Comunità, 
Reverendi Sacerdoti, Religiosi e Religiose,
Sorelle e fratelli nel Signore!

1. Ringrazio il Signore per il dono che mi avete fatto, invitandomi a presiedere questa solenne Eucarestia a chiusura del Giubileo per l’Ottavo centenario dell’Ordine Mercedario, che da quasi sette secoli custodiscono questo bel Santuario e la Basilica edificata in seguito, che vegliano sulla città di Cagliari, la Sardegna e attraverso il suo mare ci consentono di avere come orizzonte il mondo intero. Ci sentiamo spiritualmente in comunione col Rev.mo Padre Generale fr. Juan Carlos Saavedra Lucho, che aprì proprio qui un anno fa le celebrazioni giubilari e ora è a Lima, in Perù, per la loro conclusione. Sperimentiamo la comunione dei santi in Cristo, a incominciare da san Pietro Nolasco, con i Santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, che qui furono pellegrini, anticipando il medesimo gesto di affidamento compiuto dai loro successori Benedetto XVI e Papa Francesco: affidiamo il Papa alla Madonna alla vigilia della Giornata mondiale della Gioventù a Panama. Essere qui per me è ravvivare la memoria anche delle mie radici: la mia famiglia infatti un giorno si mise in viaggio dal Trentino, per mare, per raggiungere il porto di quella città che proprio da questo Santuario prende il nome, Buenos Aires, in Argentina. E quando io stesso giunsi a Roma all’inizio degli anni ’70 per completare i miei studi ecclesiastici di specializzazione, presi contatti con un artista che avrebbe dovuto eseguire una riproduzione fedele della Statua della Vergine qui custodita da collocare nella cattedrale di Buenos Aires, per conto del mio Arcivescovo di allora, il Cardinale Aramburu. Le lacrime più preziose però che raccogliamo nel nostro cuore quest’oggi sono quelle delle migliaia di persone che nel corso di otto secoli di vita dell’Ordine Mercedario hanno beneficiato attraverso l’opera dei Religiosi di quella carezza della tenerezza e misericordia di Dio, liberati dalle schiavitù esteriori, ma soprattutto da quelle prigionie interiori legate alle violenze, al peccato, alle diverse forme di oppressione e ingiustizia: hanno sperimentato che Dio è davvero sorgente dell’autentica libertà, perché ci restituisce la verità del nostro essere figli e insieme a Gesù ci fa percorrere la via verso la vera gioia e la vita piena.

2. Il Signore, sposo innamorato di Sion, attraverso il profeta Isaia promette che non avrebbe taciuto, che non si sarebbe concesso riposo, finchè “non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada”. Sentiamo in questo grido appassionato di Dio il desiderio del ristabilimento non di un progetto sociale o politico, ma della fedeltà alla promessa di Dio: la terra promessa è donata al popolo, Sion diviene immagine della Sposa e gioia del suo sposo. Proprio nel vivere l’alleanza buona con Dio, l’uomo è capace di conoscere e praticare la giustizia, come ci ricorda il brano del Deuteronomio che fa da guida alla preghiera della settimana per l’unità dei cristiani di quest’anno “Cercate di essere veramente giusti”. La spiritualità della famiglia mercedaria come vi ha ben ricordato Papa Francesco nella speciale udienza del 6 dicembre scorso, si fonda sull’esperienza di essere stati voi per prime redenti da Cristo “Redenti per redimere, redimidos para redimir”, essendo consapevoli che l’infedeltà all’alleanza offertaci dal Signore, il rinchiuderci nella prigionia di noi stessi e del nostro egoismo, è anzitutto la nostra. Ma siamo ancora più certi della bellezza della libertà che Cristo ci offre, e che sentite di poter custodire nella misura in cui vivete il voto di offrire voi stessi, tutta la vostra vita per il Signore. Quel voto non è qualcosa che vi lega avvilendo la vostra dignità, anzi la fa fiorire conformandola a quella di Gesù che si consegna sulla Croce al Padre per il riscatto dei fratelli, a cominciare dal buon ladrone che spira al suo fianco. 

3. In questi ultimi anni ho avuto la possibilità di incontrare la vostra Famiglia in due occasioni, l’ultima delle quali durante il Capitolo Generale del 2016. Sin da allora mi colpì la consonanza tra alcune dinamiche del vostro carisma originario, la riflessione su come attuarlo nell’oggi, e il cammino delle Chiese Orientali che seguo come Prefetto della Congregazione che le segue a nome del Santo Padre). Lo Spirito santo dette a san Pietro Nolasco di poter “vedere”: egli che era mercante di stoffe, si accorse che lungo le strade del mondo a lui contemporaneo molti fratelli erano resi schiavi e venduti, trasformandosi da “mercante di stoffe in mercante di uomini” (A. Fernandez Barrajón), impegnando tutta la sua esistenza per il loro riscatto e la restituzione della libertà. Quanto accadeva intorno a San Pietro Nolasco, nella Spagna del XIII secolo, è molto simile a quanto vivono i cristiani – insieme ad altre minoranze –  in Siria, in Iraq, oltre che nei Paesi che accolgono i rifugiati provenienti da quelle Nazioni. Nel confronto tra i regni cristiani di Castiglia ed Aragona e il Califfato e gli emiri arabi che volevano riprendere il controllo del Al-Andalus, continuavano le battaglie, e “a perdere, erano sempre gli stessi: i poveri.. san Pietro Nolasco rimase colpito dalla sofferenza di tanti cristiani schiavi, sradicati con forza dalla loro terra e al punto di rinnegare la propria fede” (A. Fernandez Barrajón). Egli non si mise a combattere o riflettere sul sistema ingiusto di quell’epoca, ma si decise ad andare incontro all’uomo sofferente, spendendosi di persona: è la via del Vangelo, quella del Samaritano che si china a curare l’uomo percosso dai briganti e paga di tasca propria l’albergo perché possa soggiornarvi e ristabilirsi. Da Cagliari, città affacciata sul mare, e che dal mare trae vita, pensiamo alle migliaia di morti che lo stesso Mar Mediterraneo ha prodotto in questi ultimi anni, non ultimi alcuni poche ore fa: i nuovi schiavi, che se anche non hanno le catene ai piedi sono costretti a lasciare terre visitate dalle guerre o dalle povertà endemiche. Esse, dobbiamo riconoscerlo, sono frutto di dinamiche perverse che colpiscono quei popoli ma hanno le loro radici in altre stanze – le abitazioni degli Erodi dei nostri giorni – i quali continuano ad alimentare divisioni, lotta per il controllo delle risorse, traffici di armamenti, che fanno leva su antiche contrapposizioni confessionali e sul dilagare di ideologie fondamentaliste che si diffondono tra gli strati più poveri delle popolazioni. Il servizio alla libertà al giorno d’oggi ci veda impegnati nel soccorrere chi ha incatenato la sua esistenza a trafficanti di uomini e di morte, ma anche a chiedere compatti che la vita umana, ogni vita, dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale, sia servita e onorata in ogni parte della terra.

4. La presenza di Maria è all’origine della vostra missione e qui nel Santuario di Bonaria diviene intensa e visibile: è proprio Lei nel Vangelo appena proclamato, ad invitarci a compiere “qualsiasi cosa ci dica il Suo Figlio”: Egli vuole riempire la vita dell’uomo della gioia del sentirsi amato e redento, a fare esperienza della “sobria ebbrezza dello Spirito” significata dal buon vino servito alla tavola dello sposalizio, dono di Gesù che ha trasformato in esso l’acqua delle giare per la purificazione dei Giudei. Il miracolo di Cana è il primo dei “segni” come chiama i miracoli l’evangelista Giovanni, in quella prima parte del suo Vangelo, i capitoli da 1 a 12, soprannominata dagli esegeti “il libro dei segni”. Allo “spreco” del vino buono alla fine del pasto corrisponderà al capitolo 12 lo “spreco” dell’olio profumato che Maria versa sui piedi di Gesù dopo aver rotto il vaso colmo di nardo preziosissimo. Tale rimando interpella anche noi: siamo stati amati “gratis” da Dio, e senza misura, e camminando con il Signore e il Suo vangelo diventiamo anche noi capaci dello stesso amore incondizionato. 
5. Maria Santissima, Donna premurosa a Cana di Galilea, Madre della Mercede, Signora di Bonaria, ora che concludiamo il solenne giubileo dell’Ordine Mercedario, facci sentire l’urgenza del dono di noi stessi nelle vicende quotidiane, inviaci insieme al tuo Figlio nelle viscere del mondo per far emergere coloro che vivono nelle tenebre e nell’ombra di morte, per essere speranza di libertà per coloro che hanno perso la speranza, rendi la nostra vita moneta di scambio per il riscatto di quei nostri fratelli, che vivono privati della libertà e senza speranza nelle nuove periferie della schiavitù. Amen.

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