San Ireneo, Doctor de la Iglesia universal

20 de enero de 2022.– Durante la audiencia, el Emmo. y Rvdmo. Sr. Cardenal Marcello Semeraro, Prefecto de la Congregación para las Causas de los Santos, ha propuesto al Sumo Pontífice aceptar el parecer favorable de la Plenaria de los cardenales y obispos miembros del mismo Dicasterio, sobre la concesión del título de Doctor de la Iglesia universal a San Ireneo, Obispo de Lyon, probablemente nacido en Smyrna (actual Turquía) entre los años 130 y 140 y fallecido en Lyon (Francia) en el año 202.


Circa la Concessione del Titolo di
Dottore della Chiesa
a Sant’Ireneo di Lione

1.    Cenni biografici

    Sant’Ireneo nacque tra il 130 e il 140 probabilmente a Smirne (attuale Turchia), dove trascorse i suoi anni giovanili. Fu discepolo di San Policarpo, il quale a sua volta era stato formato alla scuola degli Apostoli e proprio da San Giovanni, apostolo ed evangelista, venne insediato sulla cattedra vescovile di Smirne. Insieme alla formazione religiosa, Sant’Ireneo acquisì una buona cultura classica e filosofica. Non sono noti con certezza né il tempo, né i motivi per cui Ireneo fu inviato a Lione dove, nella prima metà del II secolo, esisteva una numerosa presenza cristiana all’interno di una popolazione emigrata dall’Asia Minore.

    Nel 177, l’anziano Vescovo di Lione Potino incaricò Sant’Ireneo di recarsi a Roma per consegnare a Papa Eleuterio alcune lettere sulla situazione della Chiesa lionese, allora esposta non solo alla persecuzione dell’Imperatore Marco Aurelio, ma anche alle infiltrazioni eterodosse dei discepoli di Montano. Il viaggio a Roma sottrasse Ireneo alla persecuzione, che causò a Lione quarantotto vittime, tra cui il Vescovo Potino, allora novantenne, morto di maltrattamenti in carcere. Come suo successore fu designato proprio Ireneo  che, in breve tempo, con la sua predicazione, rese cristiana tutta la città di Lione.

    Verso l’anno 190, Sant’Ireneo intervenne in relazione alla controversia sulla data della Pasqua, celebrata in alcune comunità in Oriente il 14 nīsān, mentre in tutte le altre Chiese la domenica successiva.

    Morì nel 202, ma non è certo il martirio. Nel secolo IV San Girolamo, e due secoli dopo Gregorio di Tours affermarono che Ireneo “terminò la sua vita con il martirio”, cosa che sarebbe avvenuta nel corso di una sanguinosa persecuzione, molto probabilmente quella di Settimio Severo, scoppiata tra gli anni 202-203.

2.    Richiesta

    Nel corso dei secoli spesso fu attribuito a Sant’Ireneo il titolo di Dottore della Chiesa. In un sinassario armeno del secolo XIII egli veniva definito “un prélat revêtu de Dieu et docteur de l’Église”. In un messale del 1737 veniva presentato, oltre che come patrono della Diocesi lionese, anche come “Docteur de l’église éminent”. Negli anni successivi, anche a ridosso del Concilio Vaticano II, la qualifica che normalmente gli viene attribuita è quella di “Docteur”, qualifica che viene ripresa anche nel Proprio liturgico della Diocesi, approvato il 7 agosto 1975, ove si parla chiaramente di “Saint Irénée, évêque de Lyon et docteur de l’église”. Documenti ufficiali della Chiesa lionese hanno sempre presentato il suo Vescovo come “doctor eximius, maximus, praeclarus”.

    Il 28 giugno 2017, il Card. Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione, chiese al Santo Padre che Sant’Ireneo fosse insignito del titolo di Dottore della Chiesa universale. Successivamente numerosi esponenti della Gerarchia Ecclesiastica e di Istituzioni culturali indirizzarono al Papa petizioni simili. Fra questi il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, l’Università Cattolica di Lione, l’Institut Catholique di Parigi, l’Università Cattolica di Lille, l’Università Cattolica di Pernambuco (Brasile), le Conferenze Episcopali di Francia, Germania, Italia, Spagna, Canada e Stati Uniti d’America, la Federazione Protestante di Francia.

    Venendo incontro a tali richieste, il 21 febbraio 2018 il Papa ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a dare inizio al relativo iter canonico. Interpellata da questo Dicastero, la Congregazione per la Dottrina della Fede, con lettera del 1° giugno 2021, ha comunicato il giudizio positivo circa l’eminens doctrina di Sant’Ireneo.

    Sant’Ireneo fu innanzitutto un uomo di fede e un Pastore. Del buon Pastore ebbe il senso della misura, la ricchezza della dottrina e l’ardore missionario. Come scrittore, perseguì un duplice scopo: difendere la vera dottrina dagli assalti degli eretici, ed esporre con chiarezza le verità della fede.

    Due sue opere sono giunte a noi: Smascheramento e confutazione della falsa gnosi, meglio conosciuta come Adversus Haereses, e Dimostrazione della predicazione apostolica, testo riscoperto tra il 570 e il 590. Questa seconda opera, articolata in cento brevi capitoli, è una sorta di catechismo che presenta la fede cattolica in modo divulgativo. Altre opere risultano perdute: Lettere a Florino, Dio non è autore del male e sull’Ogdoade; il Trattato Sulla Pasqua; Trattati vari; Lettera a Blasto, Sullo scisma; il Trattato Sulla conoscenza. A lui vennero attribuite anche altre opere spurie.

    Il desiderio di tutelare l’unità della Chiesa e l’amore per la Verità caratterizzano l’opera pastorale e teologica di Sant’Ireneo. Egli procedette non attraverso una semplice confutazione delle dottrine gnostiche ma con un’esposizione sistematica delle verità di fede. Visse la diversità di due mondi, asiatico e occidentale, come composizione delle differenze nell’unicità della fede, ancorata alla dottrina della Chiesa, guidata dalla Scrittura e dalla Tradizione apostolica. Convinto che l’unità della fede è convergenza dinamica, elaborò un metodo teologico attraverso il quale l’unità progredisce evitando le giustapposizioni (aut – aut) e favorendo le dinamiche unitive (et- et). Il principio dinamico dell’unità spinge a cercare soprattutto la coerenza globale della fede, a riconoscere i kairòi che ritmano l’economia salvifica, a saper comporre la polifonia come educazione dell’umano e a ridisegnare il senso della storia. La rilevanza di questo approccio è posta in evidenza dal continuo ricorso alla teologia di Sant’Ireneo nel corso dei secoli ed oggi acquista ulteriore importanza anche nelle delicate questioni che toccano la visione dell’uomo e del creato nello scenario culturale, economico e scientifico.

    Il Concilio Vaticano II, in vari documenti, lo pone come riferimento fondativo. Il magistero postconciliare, a più riprese, attinge ai suoi scritti e al suo valore testimoniale, sia nei contenuti, sia nel metodo teologico.

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