Saludo del Presidente de la República de Irak al Santo Padre

IRAQ – Baghdad – 05.03.2021 – 15.45

Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico
Palazzo Presidenziale

Discorso del Presidente della Repubblica d’Iraq
S.E. il Signor Barham Ahmed Salih Qassim

Traduzione di lavoro

In nome di Dio, il misericordioso,

A nome di tutti i presenti, Signore e Signori,

A nome di tutti gli iracheni nella loro diversità e le loro antiche appartenenze.

Le diamo il benvenuto, Santo Padre, esiamo lieti per la Sua presenza con noi qui in Iraq, nel paese della Mesopotamia,nel paese dei profeti e delle religioni celesti. Benvenuto a Baghdad, dimora di pace.

Le danno il benvenuto anche le altre città irachene: Najaf, Mosul, Erbil e Qaraqosh.

Benvenutoa Ur, la più antica città, che ha inventato la scrittura e che ha l’onore di aver vistola nascita del Profeta Abramo (pace su di lui), il padre dei profeti; la città alla quale anelano i cuori delle persone di tutte le religioni celesti.

[Santità,] Il Suo importanteruolo nell’invitare alla pace, alla giustizia sociale e ad affrontare la povertà, e il Suo generoso sforzo peraffermare il dialogo, la convivenza e la fraternità umana costituiscono unmotivo di orgoglio e di apprezzamento, esono un messaggio ispiratoreper tutti, per l’alta responsabilitàche comportariguardo alla vita e all’umanità.

Grazie di aver accettato il nostro invito e di aver voluto compiere questavisita, della quale apprezziamo la dimensione storica, religiosa e umana, e che è una prova della Sua preoccupazione per l’Iraq.

Durantei nostri precedenti incontri in Vaticano, ho potuto avvertire l’ampiezza della Sua premura per questo Paese, e ho notato come segue le notiziee soffre per la tragedia che gli iracheni hanno vissuto e l’afflizioneche hanno sopportato a motivodelle guerre, della violenza e delle interferenze esterne.

Gli iracheni esprimono la loro fierezza per laSua presenza,Santità, come un loro grande e caro ospite, nonostante le raccomandazioni di posticipare la visita a causa delle circostanze eccezionali che il mondo sta attraversando a motivo dell’epidemia, e malgradole condizioni difficili che il nostro Paese ferito sta attraversando. Superaretutte queste circostanze raddoppiain realtàil valore della visita nella considerazionedegli iracheni.

Malgradole tempeste di violenza, ditirannia e ditotalitarismo che hanno travolto il nostro Paese nelle fasi della nostra storia, gli iracheni sono fieridi aver vissuto,per molti secoli,in città ricche di grande varietà diappartenenze, dove vivono viciniin città o quartieri, musulmani, cristiani,ebrei, sabei e yazidi, fratelli gli uni degli altri. Le chiese sono nelle immediate vicinanze delle moschee e delle hussainiyat [luoghi di preghiera], e il suono della campana si mescola conla chiamata alla preghiera nel cielo dell’Iraq.

Gli iracheni sono fieri egualmente di essere i protettori delle chiese. Dopo l’attacco dei terroristi alla chiesa di Nostra Signora della Salvezza, i giovani musulmani si sono alzati fianco a fianco con i giovani cristiani,loro fratelli. Come se il musulmano iracheno, con questo gesto, fosse cosciente che la sua responsabilità patriotticae umanitariagliimponessedi difendere la chiesa nello stesso modo in cui difenderebbe la sua casa e i suoi luoghi sacri.

Allo stesso modo, tra le scene memorabili della liberazione di Mosul, è sempre presente alla mente quella di una chiesa rovinata dai terroristi dell’ISIS. In questa scena che il mondo ha visto, i soldati musulmani appaiono, con lineamenti e vestiti coperti dalla polvere delle battaglie, portando la croce sulle spalle per riportarla al suo luogo santo nella chiesa dopo la sua liberazione, mentre il loro ufficiale sta in piedi con rispetto e riverenza salutandola statua della Vergine Maria e quella di Cristo.

Si tratta di un valore umano, profondo nel suo significato, ed è un valore educativo che nasce dalla convinzione di tutti gli iracheni che il vincolo di diversità e della pacifica convivenza sia un valore supremo saldamente radicato nel loro Paese, come è radicata la palma, da migliaia di anni,nelle radici dellaloro patria.

Alla nascita del messaggio islamico, il cristianesimo ha accoltol’Islam e ha protetto i musulmani immigrati in Abissinia. E il Negus,cristiano,ha detto aJafar, musulmano,disprezzato: “O Jafar, fra di noi esiste solo questa linea”. E dai primi giorni dello Stato islamico, quando l’Imam Ali (pace su di lui) governava dall’Iraq, richiamiamoun suo e lo quente detto pieno di umanità: “Le persone sono due tipi, o un tuo fratello nella religione o un tuo pari nella creazione”.

Pertanto, è indispensabile continuare a combattere le ideologie estremiste, a sradicare le radici del terrorismo e a far prevalere i valori di convivenza e didiversità, di cui sono ricche le nostre nazioni, e trasformarliin un elemento di forza e di coesione. Il consolidamento diquesti valori è diventato un’esigenza urgente nel nostro mondo di oggi, ed è il dono miglioreche possiamo fare al futuro delle nostre nuove generazioni.

Per più di due decenni, il nostro popolo è stato vittimadi guerre inutilie di politiche oppressive mai vistenella storia, e durante le quali centinaia di migliaia di iracheni di tutte le appartenenzesono stati giustiziati, assassinati e sono scomparsi; le armi chimiche usate ad Halabja da parte della dittaturaconle conseguenti campagne di sterminio ad Anfal, fosse comuni nelle città meridionali e centralieil prosciugamento delle paludi e la terribile distruzione dell’ambiente.

Siamo arrivatiagli ultimi due decenni, durante i quali abbiamo vissuto la più grande guerra contro il terrorismo, in cui le città sono state distrutte, le loro economie annientate, le loro famiglie sfollate, le donne ridotte inschiavitù, le chiese rovinate, i campi bruciati e monumenti preziosi saccheggiati e le peggiori violazioni commesse contro le donne yazide e turkmene e i massacri più cruenti a Sinjar, Sapikar, e sono stati presi di mira, in egual misura, musulmani, cristiani, yazidi, sabei, kakài e altri componenti della società.

Sono tragedie di cui tutte le persone sono state vittime, ma ci riferiamo in particolare alla grande sofferenza dei nostri fratelli cristiani che sono stati costretti a lasciare le loro case e la loro patria; e questo sofferenza è stata sperimentata daicristiani in diversi Paesi del Medio Oriente.

Questi anni trascorsi sono stati difficili per l’Iraq, e abbiamo ancora enormi sfide davanti a noi,per soddisfare la richiesta dei nostri cittadini:una riforma strutturale del sistema di governo nel nostro Paese, il progresso della costruzioneedel consolidamento della giustizia sociale, l’offerta di opportunità di lavoro per i nostri giovani, l’affermazione della sicurezza e delle libertà e il rafforzamento della sovranità del Paese.

Guarire la profonda ferita che ha afflitto l’Iraq richiede la nostra cura e il nostro impegno per garantire che l’Iraq diventi unluogo di armonia, un ponte per la comunicazione e la cooperazione tra i Paesi della regione, non unluogodi conflitti e rivalità, e perché sia indipendente con una sovranità completa e non ridotta, pilastro fondamentale di un sistema regionale basato sul rispetto della sovranità, sui diritti umani e sull’integrazione economica.

Nella nostra regione ci sono Paesi che perdono vite umane e edifici, e ce ne sono altri che perdono soldi. Tutti perdono in questo caos oscuro, e non c’è soluzione se non nel dialogo e nella cooperazione per la sicurezzacomune e i diritti dei nostri cittadini.

I cristiani dell’Iraq, i cristiani d’Oriente, popolo di questa terra e suo “sale”, sono stati fianco a fianco con i loro fratelli di tutte le confessioni per affrontare le varie sfide, e il loro contributo storico, di civiltà e di lotta, è stato molto influente e radicato, e si sono fusi nella costruzione delle nostre società e nel dare vita agli autentici costumi, tradizioni e valori orientali.

I cristiani d’Oriente negli ultimi periodi hanno subito diverse crisi, che ne hanno ridotto la presenza e li hanno spinti ad emigrare. Indubbiamente, la continua migrazione di cristiani, insieme ad altre componenti religiose, etniche e nazionali, dai Paesi della regione avrà conseguenze disastrose per i valoridi pluralismo etolleranza, ma anche per la capacità di coesistenza dei popoli della stessa regione. L’Oriente non può essere immaginato senza cristiani.

Nessun successo sarà confermato a meno che il movimento di ritorno degli sfollati e degli espatriati dai Paesi di asiloinizi senza coercizione, e ciò richiede un lavoro vigoroso per lo sviluppo economico e la stabilità della sicurezza in tutta la regione, così da realizzareun ambiente nazionale che attraggai suoi figli immigrati ed espatriati, in prima linea i cristiani e gli yazidi.

Le condizioni di vita sotto la minaccia del Covid 19 hanno confermato che il mondo ha bisogno di pace e solidarietà insieme, di superare varie polarizzazioni e conflitti, per unire le potenzialità collettive nell’interesse del progresso al servizio della vita e dell’uomo.

Oggi, mentre Lei, Santità, si presenta tra noi in Iraqqualecaro e gentile ospite, viviamo un’opportunità storica, un’occasione per riaffermare i valori dell’amore, della pace, della convivenza, dell’accoglienza degli altri e del sostegno alla diversità di cui godono i nostri Paesi, attraverso iniziative umanitarie hanno risonanza in tutto il mondo per la cooperazione e il lavoro comune per realizzarle.

Noi, discendenti del Profeta Abramo (pace su di lui), seguaci delle religioni abramitiche, iracheni e altri, non possiamo accettare che il terrorismo e l’estremismo siano praticati in nome della religione, e non possiamo accettare nemmenol’ingiustizia, perché l’Iraq merita il meglio e un futuro promettente per tutti i suoi figli.

Gli iracheni meritano più della loro attuale condizione, in un Paese benedetto da risorse e da una posizione privilegiata che gli consente di essere uno spaziodi sicurezza, stabilità e pace.

In occasione di questa visitabenedetta, mi auguro che venga portata avanti l’iniziativa per istituire la «Casa di Abramo per il dialogo religioso» e che sia istituita la conferenza o il simposio permanente per il dialogo, sotto la supervisione dei delegati del Vaticano, di Najaf, di Al-Azhar, di Zaytuna e dei principali centri religiosi che ricercano la storia comune e multiforme alla luce degli oggetti sacri e del patrimonio cuneiforme.

Santo Padre,

stiamo curando le nostre ferite, ed ecco Lei, Santo Padre, le medica con noi.

Grazie per la generosità di questa storica visita e per quello che sta facendo per il bene dell’uomo sulla terra.

Ho l’onore di invitarLa a parlare a questo onorevole incontro, e da qui a tutti gli iracheni.

Deja una respuesta

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Salir /  Cambiar )

Google photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google. Salir /  Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Salir /  Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Salir /  Cambiar )

Conectando a %s